Potremo anche essere stonati, ma la capacità di distinguere un brano rock da un canto liturgico è una dote che diamo per scontata. Eppure non per tutti è così facile…
Sono incapaci di distinguere la canzone Tanti auguri a te intonata a una festa dall’inno del proprio Paese, o da una sinfonia di Mozart. E per loro ascoltare un brano di musica classica può rivelarsi un’esperienza persino spiacevole. Sono le persone che soffrono di amusia, l’incapacità di comprendere ed eseguire la musica, ben diversa dall’essere stonati: tra gli amusici illustri il presidente Usa Ulysses Grant o Che Guevara che, si racconta, si lanciò in un tango mentre in sala si suonava un altro ballo.

LE CAUSE. Non è un problema di udito: gli amusici possono sentire i suoni, ma non sono in grado di distinguere una melodia dall’altra. Le amusie possono essere congenite, dovute a fattori genetici: uno studio ha stimato che possano colpire, a diversi gradi, fino al 4% della popolazione. In altri casi invece compaiono, assumendo diverse forme, in seguito a danni cerebrali al lobo frontale o temporale, oppure alla corteccia uditiva.

ABILITÀ SEPARATE. «L’amusia ci mostra che musica e linguaggio sono competenze diverse per il cervello» spiega Costanza Papagno, docente di Psicologia fisiologica all’Università di Milano-Bicocca. «La musica richiede, per essere capita, una specializzazione acustica superiore rispetto a quella necessaria per cogliere le intonazioni del linguaggio. È proprio questo tipo di percezione più fine che è persa negli amusici».