John Cage (Los Angeles, 5 settembre 1912 – New York, 12 agosto 1992) è stato un compositore, teorico musicale e scrittore statunitense.
È considerato una delle personalità più rilevanti e significative del Novecento.
La sua opera è centrale nell’evoluzione della musica contemporanea.
Rispetto ad altri compositori contemporanei quali Boulez e Stockhausen, Cage elabora un linguaggio intimo e rivoluzionario partendo dalla dissacrazione totale delle “regole” musicali classiche e tradizionali.
Una sua invenzione sono le composizioni per “pianoforte preparato”.
Scartava la costruzione musicale basata sulla struttura armonica in favore di una struttura ritmica, intesa semplicemente come successione di durate, che potevano ospitare qualsiasi suono, convenzionalmente musicale e non.

In un periodo della sua vita, visita la camera anecoica dell’università di Harvard, una stanza insonorizzata ed acusticamente trattata, in cui poter “ascoltare il silenzio”.
Cage invece riesce a sentire dei suoni, i suoni del suo corpo: il battito del cuore, il sangue in circolazione.
Ciò che ne ricava è la consapevolezza dell’impossibilità del silenzio assoluto.
Il silenzio è una condizione del suono, è materia sonora: sottolinea e amplifica i suoni, li rende più vibranti, ne preannuncia l’entrata, crea suggestivi effetti di attesa e sospensione.
Il silenzio è un mezzo espressivo, è pieno di potenziale significato.
Nel 1952, in seguito a tale esperienza, compone 4’33”, per qualsiasi strumento.
L’opera consiste nel non suonare lo strumento.
La sostanza esecutiva dell’opera è un’operazione teatrale più che musicale.

Il titolo dell’opera (4 minuti e 33 secondi: vale a dire 273 secondi) è forse un richiamo alla temperatura dello zero assoluto (–273,15 °C che equivale a zero K); Cage stesso dichiarò d’aver creato quel titolo “just for fun” – per puro divertimento – in quanto, scrivendolo con la sua macchina da scrivere, la maiuscola del numero 4 era il segno ‘ e la maiuscola del numero 3 era il segno”.

La prima di 4’33” fu eseguita il 29 agosto 1952 nella Maverick Concert Hall, una sala concerti «costruita essenzialmente in legni di quercia e di pino appena sgrossati», in una macchia boschiva a tre chilometri da Woodstock nello stato di New York.
A eseguirla fu il pianista David Tudor, che si sedette al pianoforte e per poco più di quattro minuti e mezzo suonò tre lunghe pause, senza produrre alcun suono, limitandosi ad aprire e chiudere la tastiera per segnare i tre movimenti della composizione. Lo spartito infatti riportava un tacet per qualsiasi strumento o combinazioni di strumenti, suddiviso in tre movimenti composti da lunghe pause: la prima di 30”, la seconda di 2’23” e la terza di 1’40”, per un totale di 4’33” di silenzio.
Ricordando l’evento Cage disse:

Il silenzio non esiste. (…) Durante il primo movimento si sentì il vento che soffiava fuori dalla sala. Durante il secondo, qualche goccia di pioggia cominciò a picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa produsse i più vari rumori mentre parlava o usciva” (cit. in Ross 2010, p.407).

Come capiamo dal ricordo dello stesso Cage, il brano è in realtà costituito dai suoni accidentali che avvengono nell’ambiente circostante, suoni del paesaggio sonoro esterni alla sala e suoni interni ad essa e del pubblico stesso che, grazie al contenitore neutro di silenzio, divengono musica. 4’33” rompe così i limiti posti tra i suoni tradizionalmente considerati musicali (come quelli prodotti dagli appositi strumenti) e qualsiasi rumore extramusicale (suoni della natura, del pubblico, artificiali, ecc.): ogni suono merita di divenire musica, se ascoltato. Infatti, dal punto di vista pragmatico, il brano cambia radicalmente le abitudini di ascolto del pubblico, mettendo in primo piano l’azione dell’ascoltare stesso: l’attenzione passa dal musicista all’ambiente sonoro reale. L’autore, dopo aver creato il contenitore ‘vuoto’, rinuncia a ogni gesto compositivo volontario e lascia che sia il caso a riempire di rumori il silenzio. Quest’ultimo infatti “non esiste”: ci sarà sempre almeno un suono, seppur minuto, ad attirare l’attenzione. Possiamo leggere 4’33’’ come un operazione di fraiming, di inquadramento, nello specifico di inversione tra cornice e contenuto: ciò che era una volta cornice, i suoni ambientali, divengono contenuto inquadrati dalla situazione concerto, che una volta contenuto diviene ora cornice.

Il significato del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione. La rinuncia alla centralità dell’uomo. Il silenzio non esiste, c’è sempre il suono. Il suono del proprio corpo, i suoni dell’ambiente circostante, i rumori interni ed esterni alla sala da concerto, il mormorio del pubblico se ci si trova in un teatro, il fruscio degli alberi se si è in aperta campagna, il rumore delle auto in mezzo al traffico. Cage vuole condurre all’ascolto dell’ambiente in cui si vive, all’ascolto del mondo. È un’apertura totale nei confronti del sonoro. Una rivoluzione estetica: è la dimostrazione che ogni suono può essere musica. Io decido che ciò che ascolto è musica. È l’intenzione di ascolto che può conferire a qualsiasi cosa il valore di opera. Cage ha rivoluzionato il concetto di ascolto musicale, ha cambiato l’atteggiamento nei confronti del sonoro, ha messo in discussione i fondamenti della percezione.

Cage ha detto:
« Cerco di pensare a tutta la mia musica posteriore 4’33 come a qualcosa che fondamentalmente non interrompa quel pezzo. »

Fu la visione delle White Paintings del pittore Robert Rauschenberg a dare il coraggio a Cage di esporsi con il suo brano silenzioso, che in realtà aveva concepito già da tempo. Le White Paintings erano delle tele di solo colore bianco che escludevano qualsiasi elemento figurativo: sulla neutralità del bianco, l’opera pittorica viveva della polvere che si depositava sulla sua superficie e del cambiamento delle luci e delle ombre dell’ambiente circostante, come il cambiamento della luce solare e il passare delle ombre delle persone sulla tela.
«Rauschenberg vide la complessità di una superficie vuota, comprese che non era necessario dipingerla perché contiene già immagini ed eventi».
Vedendo i quadri di Rauschenberg, Cage rimase colpito e pensò che la musica fosse rimasta più indietro della pittura. Propose dunque 4’33” come una sorta di versione musicale dei White Paintings: come la polvere, le luci e le ombre riempivano queste tele bianche, allo stesso modo i suoni dell’ambiente riempirono il silenzio di 4’33”.