L’opera lirica, spesso, è considerata una passione per pochi eletti e, certo, non per i più piccoli. Ma non è così: la combinazione sapiente tra teatro e musica, storie e melodie la rende un’esperienza affascinante anche per i bambini.

Nella percezione comune, nell’ambito della tradizione musicale ‘alta’ (non commerciale, insomma), l’opera è spesso considerata tra le espressioni artistiche più complesse. Troppo difficile, quindi, per proporla a un bimbo. Di fatto, invece, non è così. Perché il teatro lirico è un connubio di musica e narrazione. E le storie, si sa, riescono sempre ad affascinare e a catturare l’interesse dei più piccoli.
A sostenerlo è Cecilia Gobbi, presidente dell’associazione musicale Tito Gobbi, e autrice della serie di libri gioco + cd ‘La magia dell’opera’ (Edizioni Curci). Nata per avvicinare i bambini (dai 7 anni insù) al mondo della lirica, la collana si ispira all’omonimo progetto ludico didattico che dal 2004 promuove (con appositi corsi) la conoscenza dell’opera nelle scuole di tutta Italia.

Ma è possibile per un genitore, anche a casa, accompagnare il bimbo alla scoperta di questa forma d’arte?
Secondo Cecilia Gobbi (figlia del celebre baritono), la risposta è sì, a patto di usare l’approccio giusto: leggero, giocoso e divertente, a misura di bambino.
‘Vieni, ti racconto una storia!’ , per l’autrice, è il modo migliore per cominciare a far conoscere l’opera a un bimbo. “Le potenzialità, anche musicali, dei più piccoli sono enormi, non bisogna mai sottovalutarli. I bimbi sono ‘terreno vergine’ e più creativi degli adulti. Allo stesso tempo, però, è altrettanto importante non forzarli e ricordare che hanno una soglia di attenzione, e concentrazione, molto più bassa della nostra”, dice l’esperta.

1. Scegli l’opera adeguata all’età
Il primo passo per avvicinare i più giovani al mondo del teatro lirico è la scelta dell’opera più adeguata in base all’età.
“Una buffa e divertente, per esempio Il Barbiere di Siviglia (Nda Gioacchino Rossini), è indicata per i più piccoli ma anche quelle drammatiche, come il Don Giovanni (Nda Mozart), possono andare bene perché hanno un effetto catartico, lo stesso delle fiabe classiche.
Quello che conta è presentarla in modo giusto, valorizzando l’abbinamento favola e musica. Attraverso la storia è possibile apprendere in modo leggero, aiutando i bambini a scoprire il linguaggio dell’opera”, dice l’autrice.

2. Racconta la storia a casa, ‘a piccole dosi’
A casa, il genitore può iniziare questo percorso di scoperta raccontando la storia e le caratteristiche dei personaggi principali. Per compiere questo viaggio insieme, è importante, però, non esagerare (muovendosi, insomma, a piccoli passi). Che vuol dire, per esempio, non pensare di sottoporre il figlio di 6-7 anni a due ore di spettacolo a teatro.
“Un bambino non può reggere così tanto tempo, la sua attenzione, al massimo, dura un’ora”, dice Cecilia Gobbi. E nemmeno l’ascolto ‘integrale’ di un’opera, a casa, è una buona idea: è meglio proporre una selezione di brani. Per questo, la collana di monografie con cd (che contiene i brani più belli di ogni melodramma) potrebbe essere un buon alleato.
“La serie offre una molteplicità di applicazioni per l’avvicinamento al teatro lirico, a scuola come capita durante i nostri corsi, o a casa con un genitore. La sua impostazione ludica la rende adatta ai più piccoli con la guida di un adulto e a una lettura e ascolto autonomo dai 7-8 anni”, spiega l’autrice.

3. Il segreto per interessare i bambini alla lirica è coinvolgerli
Secondo l’esperienza diretta dell’autrice, durante i corsi nelle scuole, il ‘trucco’ per suscitare l’interesse dei bambini è coinvolgerli in modo attivo. Nulla vieta di farlo anche tra le pareti domestiche.
“Noi, come associazione, nei corsi, ci ispiriamo ai principi della scuola attiva che significa, prima di tutto, partecipazione. L’idea è quella di far vivere un’esperienza, in altre parole: anche l’arte voglio toccarla. Anche a casa, il bimbo deve ‘maneggiare’ l’opera, viverla, farla sua. È importante, per esempio, presentare bene i personaggi, così può sentirli più vicini, sviluppando simpatie e antipatie. Dopo, si passa alla musica.

4. Coinvolgi anche qualche amichetto
E poi con qualche amico, basta poco per mettere in scena una mini rappresentazione, anche solo un semplice ‘sketch’, che diverta il bambino. Un cappello da strega, per esempio, è sufficiente per indossare i panni di un personaggio del Falstaff (Nda commedia lirica di Giuseppe Verdi)”, dice Cecilia Gobbi.

L’idea del teatro, anche a casa, per l’autrice, è un ottimo pretesto per dare vita a un percorso insieme, dove il bimbo diventa protagonista dell’opera stessa . Per questo, è importante incoraggiarlo a rappresentare quelle parti della storia che l’hanno colpito di più e, poi, a canticchiarle insieme. “È bello travestirsi con quello che si trova in giro per casa, non c’è bisogno di un costume preconfezionato che uccide la fantasia, mascherarsi è anche un modo sano di giocareh, sostiene l’esperta di lirica.

5. Evidenzia il giusto messaggio
Quando un genitore decide di avvicinare il figlio al mondo della lirica, dovrebbe, però, per Cecilia Gobbi, fare attenzione ai contenuti delle storie che racconta e passare un messaggio corretto. “È importate fare uno sforzo per trasmettere una lettura etica al piccolo e non fuorviante… Don Giovanni, per esempio, è un mascalzone, simpatico, certo, ma non voglio che sia un modello per il bambino.
Non gli manca nulla, ma non ha un amico. Questo è un aspetto che metto in evidenza nel libro: è un personaggio affascinante, tuttavia è solo come un cane. E Carmen (Nda personaggio dell’opera di Georges Bizet) è brillante, libera ma non guarda in faccia nessuno. di buttare lì il messaggio che questi sono eroi ‘cattivi’: modelli falsi i bambini ne hanno già troppih, afferma l’esperta di melodramma.

6. L’opera allena all’ascolto e apre la testa
L’educazione all’ascolto e alla sensibilità
La scoperta dell’opera, in modo graduale e giocoso, offre al bambino anche l’opportunità di ‘allenare’ la sua capacità di ascolto. “È un aspetto che sta declinando nella nostra cultura, – afferma Cecilia Gobbi. Certo, per il bimbo non è facile ascoltare ma una storia appassionante si segue meglio, e poi diventa più semplice capire l’aspetto musicale.
Di fatto, far conoscere la lirica regala una occasione a ogni bambino, arricchendo lo spettro delle sue esperienze: “L’opera è anche palestra di sentimenti e sensibilità, purtroppo oggi siamo tutti multi-tasking ma abbiamo conoscenze più superficiali. In più, questa forma d’arte è anche educazione alla bellezza, – dice l’autrice. E la capacità di apprezzare il bello ci rende migliori”.

Inoltre, secondo l’esperta, a molti ragazzini manca una lettura più critica di quello che li circonda, anche a causa della velocità e della molteplicità degli stimoli a cui sono sottoposti. L’esposizione costante a tv e videogiochi porta a una certa asetticità. “Ma non voglio demonizzare nulla – precisa Cecilia Gobbi. L’idea più comune tra molti game è quella del record, non c’è nessuna visione del dolore, per esempio, quando si elimina l’avversario e questo può diventare un limite”. Una sorta di abitudine, insomma, a dare tutto per scontato senza riflettere sui sentimenti legati alle diverse situazioni della vita.
Lirica = cultura
Infine, un aspetto, certo non secondario per l’autrice, è quello culturale. “L’opera apre delle nuove finestre ai ragazzi, ed è anche cultura generale. Abbiamo perso quasi due generazioni che non conoscono l’opera, una parte importante della nostra storia e identità nazionale.
Quando si parla di Carmen , per esempio, nel libro della serie, c’è un capitolo sulla Spagna, con pillole di notizie che stimolano la curiosità”, dice l’autrice. Uno spunto a cui si può ricorrere anche a casa, mentre si racconta la storia. “La conoscenza è importante per il futuro di una persona, offre un’opportunità in più”, conclude Cecilia Gobbi.


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